può arrivare luglio!!!!
Mindi Family
Dalla Russia con amore
19 maggio 2012
11 maggio 2012
Un dono per la mamma
fatto con le tue mani....ogni anno si ripete la magia del dono per la festa della mamma, atteso e sempre molto gradito!
Ma devo dirti una cosa cara la mia bambina: ogni giorno è la mia festa da quando siamo insieme!!!
Smack smack la tua mamma
03 maggio 2012
La piccola donna cresce!
Tutto è iniziato qualche tempo fa con la scoperta di Youtube e dei suoi video musicali, perciò appena la mamma lo consente ti fa vedere i tuoi preferiti, M. Jackson in primis fra tutti!
Poi abbiamo decisamente cambiato tendenze modaiole, ora accanto alle tue magliette colorate con fiocchi, qualche pailletes e perline troviamo un teschio!!!!!
Io mi ci devo ancora abituare ma tu no, anzi !!!!
Poi abbiamo decisamente cambiato tendenze modaiole, ora accanto alle tue magliette colorate con fiocchi, qualche pailletes e perline troviamo un teschio!!!!!
25 aprile 2012
5 anni fa...
più o meno a quest'ora abbiamo saputo che un fiocco rosa avrebbe allietato la nostra vita e poche ore dopo, a 500 km di distanza, l'abbiamo incontrata per la prima volta:
Ad un certo punto, alla mia sinistra, sento una porta che si apre e mi giro: è lei, una bambolina tutta vestita di rosa con le margherite tra i capelli, per mano alla sua maestra. E’ bionda con gli occhi scuri, lo stesso colore dei miei e di quelli di mio marito. Mi alzo e le vado incontro mentre mio marito rimane seduto paralizzato dall’emozione (i suoi occhi sono lucidi ma pieni d’amore!); C. rimane davanti a me immobile con lo sguardo fisso sul pavimento, io le dico il mio nome e che era da tantissimo tempo che aspettavo di conoscerla; l’interprete le dice che noi siamo mama e papa e che abbiamo viaggiato tanto per venire da lei.
Sono passati in un soffio, ci regali amore e felicità ogni giorno e il tuo sorriso ci allieta ogni istante della nostra vita!
Ti vogliamo un bene immenso,
mamma e papà.
19 aprile 2012
Una storia bellissima
Per tutti genitori adottivi e non questa è una storia bellissima, ve lo assicuro!
http://27esimaora.corriere.it/articolo/vi-racconto-il-mio-parto-adottivo-il-giorno-che-ho-conosciuto-mia-figlia/
Vi racconto il mio parto (adottivo):
il giorno che ho conosciuto mia figlia
Il 29 marzo è un giorno speciale.
Esattamente due anni fa, uffici del Bienestar Familiar, una stanzetta decorata con palloncini e tavolo imbandito di torta e tanta tanta tensione… caldo, molto caldo, assenza di aria condizionata, una decina di persone attorno tra assistenti sociali, nutrizioniste, psicologhe, e non so chi altro… due anni fa nasceva la nostra famiglia.
Quella mattina ci prepariamo con ponderata e innaturale calma, io cerco un equilibrio nel fare attività consuete e addirittura mi organizzo la piega mattutina dalla parrucchiera cartagenera…. e sale ancora di più la tensione quando mi rendo conto che avrei potuto farne a meno vista la difficoltà nel comunicare in spagnolo le esigenze tecniche di piega, e considerata l’umidità appiccicosa che subito riporta alla realtà quella che è la mia vera immagine di donna che sta diventando mamma… la tensione si vede, accettiamola così com’è, non c’è piega che tenga…
Andiamo a comprare una torta, bicchierini, palloncini, presa macchina fotografica, camera, mazzo di fiorellini gialli, il quasi neo papà ci tiene tanto, quindi andiamo al mercato dei fiori, il taxi accosta e ritornano con un mazzolino, il taxi riparte, in un viaggio sempre più ansiogeno, verso una Cartagena sconosciuta, fatta di case, casolari, piccole abitazioni sbilenche con tetti di lamiera, attraversiamo il barrio Nelson Mandela, uno dei più poveri, le strade a volte sono sterrate per poi riprendersi e in una zona trafficata, rumori, clacson, motorini, piccoli taxi gialli, autobus che non hanno fermate e pensiline, arriviamo, seguendo un percorso che mai potrei ripetere o ritrovare…
Scendiamo dal taxi accompagnati dall’avvocata e dalla traduttrice. Mi sistemo, ho in mano un sacco di cose, qualcuno mi aiuta e seguo il piccolo gruppo. Saliamo poche scale di una sorta di casa con patio, la porta è chiusa, gente fuori seduta ad aspettare, forse sono tutte donne, dimesse, qualcuna con bimbo in braccio, attendono. Saprò dopo che attendono di poter ricevere aiuti, soprattutto alimentari, come la Bienestarina, alimento altamente nutritivo dato a coloro che non hanno di che sfamare i propri figli…
Sento che ci osservano, non ero pronta a quegli sguardi, mi sento a disagio, vorrei non stare lì…
Ci trovano un posto ad attendere seduti anche noi fuori ad aspettare ma in una zona opposta, lontana da quelle persone, così come lontani sono i nostri vestiti, i nostri pacchi, le nostre scarpe lucide e cravatte e rossetti… lontani, ma accomunati a loro dal nostro nulla da dare, siamo lì per prendere…. anche noi.
Ci sentiamo ancora peggio, e questo altro clima, altra luce, altri rumori, altro e ancora altro, trasformano ora il tutto in un mondo proprio diverso, e noi dentro ad una condizione psicofisica mai provata e con le gambe sempre più molli e emozioni che bussano sempre più forti. Il mondo di mia figlia è quello, stiamo passando dal sogno alla realtà, e siamo ora lì, nell’anticamera.
Ci fanno entrare, tutti gli altri ancora fuori ad attendere con i loro sguardi ora assenti, non più su di noi.
Sto meglio.
Ci fanno attendere all’interno, arrivano a salutarci diverse persone, tutte donne, non di tutte capisco il ruolo. Non so quanto dovrò attendere, non si capisce, ma sto sudando freddo. Ci sorridono, sorrido. Ecco, mi presentano questa signora, è l’assistente sociale, mi dice un sacco di cose, mi spiegano che proprio ieri è caduta rovinosamente da un autobus in corsa (non ci sono veramente le fermate, devi scendere al volo…) e quindi questa volta si è fatta male, avrebbe dovuto non esserci oggi, per malattia, ma per nostra figlia ha fatto lo sforzo di esserci, non poteva lasciarla sola in questo momento così delicato, in questa “entrega” alla quale aveva dato 2 mesi circa di preparazione con lei. Nostra figlia si meritava la sua presenza!
E zoppicando ci saluta per ritrovarci poi dopo.
Quanto tempo è passato ad aspettare in una sala d’attesa vuota, mi sembra un’attesa infinita, ma intorno alle ore 15.30 ci fanno entrare in una stanzetta calda, piccola, 8, 10 sedie da un lato, di fronte 2 sedie + 1 con le ruote, due scrivanie di cui una dedicata per l’occasione a tavolo per torta e bicchieri, ricomincio a sentirmi male… Entrano ed escono, c’è movimento, mi chiedono di tagliare la torta, oddio, ma come, è difficile…. in questo momento non so se ce la posso fare… in quanti siamo, nessuno me lo dice, io taglio a caso, temo di sporcarmi, datemi i piattini…. Sudo e forse dovrei andare in bagno. Improvvisamente si apre la porta chiusa, mi spavento…
Mi dicono di sedermi, ci guardiamo, è ora? Chiedo come sto, qualcuno mi dice in spagnolo “divina”, mi interrogo… Non capisco, mi siedo e guardo la porta chiusa.
Sento rumori,
molti escono dalla stanza,
rimaniamo quasi soli. Che sta succedendo là fuori?
Dopo attimi dilatati la porta si apre. Ci guardiamo.
Sto male. E’ il momento che attendiamo da 4 anni. Stiamo per incontrare per la prima volta nostra figlia. Ed entra l’assistente sociale con in braccio lei.
E’ un momento che trafigge. Ogni altro pensiero sparisce, tutti i rumori svaniscono, tutto intorno si fa bianco e nero, lei sola a colori. Sto guardando mia figlia per la prima volta. E vorrei poter usare il rallentatore per non perdermi nessun secondo… cerco dei riferimenti su quel viso partendo dalla foto ricevuta all’abbinamento ma, incredula, non ne trovo… è lei?
E’ lei.
E lei è piccola nei suoi sei anni e mezzo.
E’ in lacrime. Paonazza. Lineamenti tirati da neonato sofferente. Quanto ha atteso questa nascita?
La paura dipinta sul piccolo viso.
Appoggia il suo sguardo su di noi… ma scivola via.
I capelli sono umidi,
è tutta sudata
E io la sento e tutto mi risuona e mi viene da piangere.
E’ un parto.
Cerco di trattenermi, mi sforzo, ma capisco che non ci riesco, sto piangendo anche io, me ne sto rendendo conto e porto le mani al viso, tentativo banale di nascondere le lacrime, così.
Ce la porta vicino…
e lei…
non ci vuole… ferma, gira con tutta la sua paura il visino dall’altra parte. Braccia e gambe strette strette, quasi a proteggersi da sé, da noi, due puri estranei… ferma, non cerca nessuno, ha la consapevolezza di non avere nessuno altro al suo fianco a cui rivolgersi per chiedere aiuto… ferma, nessun altro luogo dove andare o tornare… già, i bambini abbandonati sanno di essere soli di fronte alla loro paura.
Respiro.
La fanno sedere sulla sedia a ruote e l’avvicinano al papà, che le porge il mazzolino di fiori giallo… e da lì inizia la nostra relazione, fatta di approccio dolce, piccole parole in spagnolo, para siempre, tus padres, te quiero, no tener miedo, fino al guardarsi, a piccoli sorrisi, dolci carezze, fino allo stare in braccio… Improvvisamente mi chiedono di firmare qualcosa, e mentre ritorno alla realtà mi dicono di darle la bambola… avevamo avuto difficoltà nella scelta… grande? o piccola? morbida? o parlante?, ecc ecc. ed ora… oddio, è vero, la bambola! ….Commetto un errore, non gliela consegno, ma perché? era nei miei sogni dirle tieni tesoro, la mamma ti dà questa bambola, tieni… e invece mi blocco, forse la temo, e apro solo il pacco e la prende lei. Non dormirò notti per questa azione sbagliata.
Qualcuno me la mette definitivamente in braccio per andare via, quanto tempo era passato? Altri raccolgono la mia borsa, i documenti, mentre lei ri-piange, non vuole, lo sento che non vuole, è irrigidita nel mio abbraccio e sento le sue lascrime bagnarmi la guancia… Il nostro primo contatto unito da lacrime, oddio, le mie gambe…. Sì, ce la faccio, sento che ce la faccio.
In prossimità dell’uscita due sacchi di plastica in un angolo, ci dicono di prenderli, contengono le sue piccole cose. E usciamo così, una bambina piangente, due sacchi, tutta la nostra nuova vita.
Un taxi, mi siedo. E ci guardiamo esausti, increduli e doloranti, con lei seduta in braccio tra noi che, improvvisamene, si asciuga le lacrime, ci guarda e ci dice, in una smorfia umida di un inizio nuovo sorriso spensierato:
yuppi, tiengo una familia!
Ci ho impiegato molto tempo a ricordare questa nascita, la fatica emotiva aveva temporaneamente cancellato l’evento. E’ terapeutico essere riuscita a scrivere il ricordo di una “entrega”, di una “consegna” di tre vite l’una all’altra grazie solo alla fiducia, al coraggio e al tanto amore. E mentre scrivo su questo nostro diario rileggo e rifinisco con le parole più vere e vicine vicine al cuore questo piccolo episodio della nostra storia, affinché la vita non ci sfugga e rimanga testimonianza a nostra figlia di quanto e perché doveva essere lei, solo lei, la nostra bambina e noi, solo noi, i suoi genitori.
E perché il tam tam della nostra intensa felicità generi la forza che serve, in chi ci legge, per dare una seconda nascita ai tanti bambini che stanno, in questo momento, ancora aspettando la loro “entrega”.
Andateli a prendere
http://27esimaora.corriere.it/articolo/vi-racconto-il-mio-parto-adottivo-il-giorno-che-ho-conosciuto-mia-figlia/
Vi racconto il mio parto (adottivo):
il giorno che ho conosciuto mia figlia
Il 29 marzo è un giorno speciale.
Esattamente due anni fa, uffici del Bienestar Familiar, una stanzetta decorata con palloncini e tavolo imbandito di torta e tanta tanta tensione… caldo, molto caldo, assenza di aria condizionata, una decina di persone attorno tra assistenti sociali, nutrizioniste, psicologhe, e non so chi altro… due anni fa nasceva la nostra famiglia.
Quella mattina ci prepariamo con ponderata e innaturale calma, io cerco un equilibrio nel fare attività consuete e addirittura mi organizzo la piega mattutina dalla parrucchiera cartagenera…. e sale ancora di più la tensione quando mi rendo conto che avrei potuto farne a meno vista la difficoltà nel comunicare in spagnolo le esigenze tecniche di piega, e considerata l’umidità appiccicosa che subito riporta alla realtà quella che è la mia vera immagine di donna che sta diventando mamma… la tensione si vede, accettiamola così com’è, non c’è piega che tenga…
Andiamo a comprare una torta, bicchierini, palloncini, presa macchina fotografica, camera, mazzo di fiorellini gialli, il quasi neo papà ci tiene tanto, quindi andiamo al mercato dei fiori, il taxi accosta e ritornano con un mazzolino, il taxi riparte, in un viaggio sempre più ansiogeno, verso una Cartagena sconosciuta, fatta di case, casolari, piccole abitazioni sbilenche con tetti di lamiera, attraversiamo il barrio Nelson Mandela, uno dei più poveri, le strade a volte sono sterrate per poi riprendersi e in una zona trafficata, rumori, clacson, motorini, piccoli taxi gialli, autobus che non hanno fermate e pensiline, arriviamo, seguendo un percorso che mai potrei ripetere o ritrovare…
Scendiamo dal taxi accompagnati dall’avvocata e dalla traduttrice. Mi sistemo, ho in mano un sacco di cose, qualcuno mi aiuta e seguo il piccolo gruppo. Saliamo poche scale di una sorta di casa con patio, la porta è chiusa, gente fuori seduta ad aspettare, forse sono tutte donne, dimesse, qualcuna con bimbo in braccio, attendono. Saprò dopo che attendono di poter ricevere aiuti, soprattutto alimentari, come la Bienestarina, alimento altamente nutritivo dato a coloro che non hanno di che sfamare i propri figli…
Sento che ci osservano, non ero pronta a quegli sguardi, mi sento a disagio, vorrei non stare lì…
Ci trovano un posto ad attendere seduti anche noi fuori ad aspettare ma in una zona opposta, lontana da quelle persone, così come lontani sono i nostri vestiti, i nostri pacchi, le nostre scarpe lucide e cravatte e rossetti… lontani, ma accomunati a loro dal nostro nulla da dare, siamo lì per prendere…. anche noi.
Ci sentiamo ancora peggio, e questo altro clima, altra luce, altri rumori, altro e ancora altro, trasformano ora il tutto in un mondo proprio diverso, e noi dentro ad una condizione psicofisica mai provata e con le gambe sempre più molli e emozioni che bussano sempre più forti. Il mondo di mia figlia è quello, stiamo passando dal sogno alla realtà, e siamo ora lì, nell’anticamera.
Ci fanno entrare, tutti gli altri ancora fuori ad attendere con i loro sguardi ora assenti, non più su di noi.
Sto meglio.
Ci fanno attendere all’interno, arrivano a salutarci diverse persone, tutte donne, non di tutte capisco il ruolo. Non so quanto dovrò attendere, non si capisce, ma sto sudando freddo. Ci sorridono, sorrido. Ecco, mi presentano questa signora, è l’assistente sociale, mi dice un sacco di cose, mi spiegano che proprio ieri è caduta rovinosamente da un autobus in corsa (non ci sono veramente le fermate, devi scendere al volo…) e quindi questa volta si è fatta male, avrebbe dovuto non esserci oggi, per malattia, ma per nostra figlia ha fatto lo sforzo di esserci, non poteva lasciarla sola in questo momento così delicato, in questa “entrega” alla quale aveva dato 2 mesi circa di preparazione con lei. Nostra figlia si meritava la sua presenza!
E zoppicando ci saluta per ritrovarci poi dopo.
Quanto tempo è passato ad aspettare in una sala d’attesa vuota, mi sembra un’attesa infinita, ma intorno alle ore 15.30 ci fanno entrare in una stanzetta calda, piccola, 8, 10 sedie da un lato, di fronte 2 sedie + 1 con le ruote, due scrivanie di cui una dedicata per l’occasione a tavolo per torta e bicchieri, ricomincio a sentirmi male… Entrano ed escono, c’è movimento, mi chiedono di tagliare la torta, oddio, ma come, è difficile…. in questo momento non so se ce la posso fare… in quanti siamo, nessuno me lo dice, io taglio a caso, temo di sporcarmi, datemi i piattini…. Sudo e forse dovrei andare in bagno. Improvvisamente si apre la porta chiusa, mi spavento…
Mi dicono di sedermi, ci guardiamo, è ora? Chiedo come sto, qualcuno mi dice in spagnolo “divina”, mi interrogo… Non capisco, mi siedo e guardo la porta chiusa.
Sento rumori,
molti escono dalla stanza,
rimaniamo quasi soli. Che sta succedendo là fuori?
Dopo attimi dilatati la porta si apre. Ci guardiamo.
Sto male. E’ il momento che attendiamo da 4 anni. Stiamo per incontrare per la prima volta nostra figlia. Ed entra l’assistente sociale con in braccio lei.
E’ un momento che trafigge. Ogni altro pensiero sparisce, tutti i rumori svaniscono, tutto intorno si fa bianco e nero, lei sola a colori. Sto guardando mia figlia per la prima volta. E vorrei poter usare il rallentatore per non perdermi nessun secondo… cerco dei riferimenti su quel viso partendo dalla foto ricevuta all’abbinamento ma, incredula, non ne trovo… è lei?
E’ lei.
E lei è piccola nei suoi sei anni e mezzo.
E’ in lacrime. Paonazza. Lineamenti tirati da neonato sofferente. Quanto ha atteso questa nascita?
La paura dipinta sul piccolo viso.
Appoggia il suo sguardo su di noi… ma scivola via.
I capelli sono umidi,
è tutta sudata
E io la sento e tutto mi risuona e mi viene da piangere.
E’ un parto.
Cerco di trattenermi, mi sforzo, ma capisco che non ci riesco, sto piangendo anche io, me ne sto rendendo conto e porto le mani al viso, tentativo banale di nascondere le lacrime, così.
Ce la porta vicino…
e lei…
non ci vuole… ferma, gira con tutta la sua paura il visino dall’altra parte. Braccia e gambe strette strette, quasi a proteggersi da sé, da noi, due puri estranei… ferma, non cerca nessuno, ha la consapevolezza di non avere nessuno altro al suo fianco a cui rivolgersi per chiedere aiuto… ferma, nessun altro luogo dove andare o tornare… già, i bambini abbandonati sanno di essere soli di fronte alla loro paura.
Respiro.
La fanno sedere sulla sedia a ruote e l’avvicinano al papà, che le porge il mazzolino di fiori giallo… e da lì inizia la nostra relazione, fatta di approccio dolce, piccole parole in spagnolo, para siempre, tus padres, te quiero, no tener miedo, fino al guardarsi, a piccoli sorrisi, dolci carezze, fino allo stare in braccio… Improvvisamente mi chiedono di firmare qualcosa, e mentre ritorno alla realtà mi dicono di darle la bambola… avevamo avuto difficoltà nella scelta… grande? o piccola? morbida? o parlante?, ecc ecc. ed ora… oddio, è vero, la bambola! ….Commetto un errore, non gliela consegno, ma perché? era nei miei sogni dirle tieni tesoro, la mamma ti dà questa bambola, tieni… e invece mi blocco, forse la temo, e apro solo il pacco e la prende lei. Non dormirò notti per questa azione sbagliata.
Qualcuno me la mette definitivamente in braccio per andare via, quanto tempo era passato? Altri raccolgono la mia borsa, i documenti, mentre lei ri-piange, non vuole, lo sento che non vuole, è irrigidita nel mio abbraccio e sento le sue lascrime bagnarmi la guancia… Il nostro primo contatto unito da lacrime, oddio, le mie gambe…. Sì, ce la faccio, sento che ce la faccio.
In prossimità dell’uscita due sacchi di plastica in un angolo, ci dicono di prenderli, contengono le sue piccole cose. E usciamo così, una bambina piangente, due sacchi, tutta la nostra nuova vita.
Un taxi, mi siedo. E ci guardiamo esausti, increduli e doloranti, con lei seduta in braccio tra noi che, improvvisamene, si asciuga le lacrime, ci guarda e ci dice, in una smorfia umida di un inizio nuovo sorriso spensierato:
yuppi, tiengo una familia!
Ci ho impiegato molto tempo a ricordare questa nascita, la fatica emotiva aveva temporaneamente cancellato l’evento. E’ terapeutico essere riuscita a scrivere il ricordo di una “entrega”, di una “consegna” di tre vite l’una all’altra grazie solo alla fiducia, al coraggio e al tanto amore. E mentre scrivo su questo nostro diario rileggo e rifinisco con le parole più vere e vicine vicine al cuore questo piccolo episodio della nostra storia, affinché la vita non ci sfugga e rimanga testimonianza a nostra figlia di quanto e perché doveva essere lei, solo lei, la nostra bambina e noi, solo noi, i suoi genitori.
E perché il tam tam della nostra intensa felicità generi la forza che serve, in chi ci legge, per dare una seconda nascita ai tanti bambini che stanno, in questo momento, ancora aspettando la loro “entrega”.
Andateli a prendere
09 aprile 2012
Mamma mamma
corri a vedere dov'è la Mindi!!!!
Caterina l'ha scovata ( a me non sarebbe mai venuto in mente di guardare proprio lì) sopra all'albero mentre in tranquillità si stava godendo il panorama...una cosa insolita per lei che preferisce luoghi meno esposti.
Forse incoraggiata dalla primavera si è concessa un diversivo :)
Caterina l'ha scovata ( a me non sarebbe mai venuto in mente di guardare proprio lì) sopra all'albero mentre in tranquillità si stava godendo il panorama...una cosa insolita per lei che preferisce luoghi meno esposti.
Forse incoraggiata dalla primavera si è concessa un diversivo :)
08 aprile 2012
Pasqua 2012
Anche quest'anno Caterina ha lavorato intensamente ai suoi lavoretti pasquali, addirittura abbiamo anche gli auguri in inglese!!!!!
Le ali del pulcino sono la sagoma delle sue manine!
AUGURI DI BUONA PASQUA A TUTTI!!!!
Le ali del pulcino sono la sagoma delle sue manine!
AUGURI DI BUONA PASQUA A TUTTI!!!!
03 aprile 2012
3 aprile
Oggi è stata una giornata positiva, nei mesi scorsi una nube scura aveva minato la serenità della nostra famiglia felice, gettandoci nel panico e nella preoccupazione, il classico fulmine a ciel sereno!
A distanza di sei mesi il primo step raggiunto da allora è stato OK ed ora con fiducia, ottimismo e tanta grinta continueremo così fino al prossimo e a quelli che verranno.
A distanza di sei mesi il primo step raggiunto da allora è stato OK ed ora con fiducia, ottimismo e tanta grinta continueremo così fino al prossimo e a quelli che verranno.
21 marzo 2012
Benvenuta primavera!
Nel nostro giardino c'è un bell'albero di pruno selvatico che diventa tutto rosa proprio in questi giorni.
Cinque anni fa, mentre eravano ancora in attesa dell' abbinamento, stavano per trasferirci nella nostra casa e quell'albero pieno di fiori rosa fu premonitore del fiocco rosa in casa nostra...da lì a poco, infatti, partimmo per il primo viaggio in Russia.
Questa foto è stata scattata l'anno successivo,sotto l'albero in fiore c'è la nostra bambina di quattro anni.
Questa foto invece è stata scattata lunedì, accanto all'albero c'è sempre lei , la nostra Caterina cresciuta ( ora ha 8 anni) e sorridente come sempre.
19 marzo 2012
Festeggiamenti in arrivo!
E' una giornata da festeggiare questa: mio padre, il marito-papà e l'ottavo compleanno di Caterina!
Intanto fervono i preparativi...seguiranno resoconto e foto.
CATERINA!
E' qui che si festeggia?????
Pronta per uscire per recarti alla tua festa di complenno!
Poi a casa in compagnia di mamma e papà la festa è continuata, c'era da festeggiare anche il tuo grande papà.Così la mamma si è data da fare ed ha preparato una grande torta con le fragole e tanta panna di nascosto e dopo cena ha fatto una sorpresa a voi due!
A conclusione di questa bella giornata una foto al cielo sereno con le stelle che brillavano, alla quale la mamma ha affidato i suoi desideri e ringraziamenti.
Cara Caterina io e il tuo papà ti auguriamo sempre tanti giorni spensierati e felici come quello di oggi.
Ti vogliamo un bene immenso!
13 marzo 2012
Avete presente...
...il programma Case da incubo? http://www.casedaincubo.it/
Ci sono Kim e Aggie, vere paladine delle pulizie estreme che intervengono in case piene di sporcizia. A dir la verità è anche interessante perchè danno dei consigli utilissimi e semplici per lucidare o pulire qualsiasi cosa...comunque torniamo a noi.
Caterina stamattina mi guarda e mi dice seria :" Mamma dobbiamo chiamare qui a casa le signore di Case da incubo!"
Io la guardo meravigliata e allrmata e le chiedo : "Perchè?"
Lei ribatte subito:" In soggiorno dove ci sono i miei giocattoli ho visto un ragno gigantesco!"
Io sorridendo, subito rincuorata:" Non ti preoccupare che lo tolgo io!"
Devo ammettere che oggi ho controllato molto bene ogni angolo della casa, visto che mi ritrovo una figlia perfettina. :)
Ci sono Kim e Aggie, vere paladine delle pulizie estreme che intervengono in case piene di sporcizia. A dir la verità è anche interessante perchè danno dei consigli utilissimi e semplici per lucidare o pulire qualsiasi cosa...comunque torniamo a noi.
Caterina stamattina mi guarda e mi dice seria :" Mamma dobbiamo chiamare qui a casa le signore di Case da incubo!"
Io la guardo meravigliata e allrmata e le chiedo : "Perchè?"
Lei ribatte subito:" In soggiorno dove ci sono i miei giocattoli ho visto un ragno gigantesco!"
Io sorridendo, subito rincuorata:" Non ti preoccupare che lo tolgo io!"
Devo ammettere che oggi ho controllato molto bene ogni angolo della casa, visto che mi ritrovo una figlia perfettina. :)
02 marzo 2012
Il tempo passa....
E' arrivato Marzo finalmente e tra una mascherina fatta da te,
l'aerosol, perchè raffreddore e tosse ti stanno facendo compagnia in questo freddo inverno,
e la febbre alta che hai da qualche giorno ormai, nonostante tutto, i malanni, il freddo e il dispiacere per le lezioni di danza perse e le assenze a scuola ,il tuo sorriso non smette mai di rallegrare la nostra vita!
e la febbre alta che hai da qualche giorno ormai, nonostante tutto, i malanni, il freddo e il dispiacere per le lezioni di danza perse e le assenze a scuola ,il tuo sorriso non smette mai di rallegrare la nostra vita!
Per tutto questo e per molto altro stai ricevendo una dose extra di coccole da tutti noi....guarisci presto Caterina !!!!
10 febbraio 2012
A volte....
Oggi in preda ad un grande entusiasmo hai fatto italiano, scienze e matematica, i compiti di tre giorni!
Sarà l'effetto positivo della pagella consegnata ieri oppure ,da brava bambina quale sei, stai iniziando a capire che i compiti non sono poi così noiosi?
Vedremo, intanto carpe diem!
03 febbraio 2012
3 Febbraio
Oggi la mamma festeggia il compleanno!
Intanto Caterina fa le prove, il mese prossimo toccherà a lei!
01 febbraio 2012
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